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Profilo biografico: Giulia Filippetti in Gentili

Giulia Filippetti in Gentili F
01/06/1901, Milano (MI), Italia
19/01/1986, Milano (MI), Italia
Coniugata
Giulia Filippetti nacque l’1 giugno 1901 a Milano, figlia di Angelo Filippetti - l’ultimo sindaco socialista di Milano prima dell’avvento del fascismo - e di Vittoria Usuelli. Cresce in un clima di progressismo, di cultura, di aspirazioni libertarie, di rivendicazioni e di passione per il sociale.
Dopo il liceo classico, si laureò in Lettere con una tesi su Carlo Pisacane intitolata “Le origini del socialismo italiano”.
Sin dal 1918 fu collaboratrice de «La Difesa delle Lavoratrici», il periodico fondato da Anna Kuliscioff.
Durante il fascismo Giulia s’impegnò molto per aiutare il marito Dino Gentili, di famiglia ebraica e antifascista, militante di Giustizia e Libertà e spesso all’estero per evitare arresti o la deportazione. In particolare, nel 1930, quando suo marito venne portato nelle carceri di Roma, Giulia partì per la capitale, chiese aiuto addirittura porta a porta a chiunque (anche a Margherita Sarfatti) per ottenere la scarcerazione di Dino; e infine, non riuscendo ad ottenere nulla, si recò anche a Parigi per incontrare i loro contatti antifascisti.
Quando Dino venne liberato, essendo comunque un sorvegliato speciale, decisero di tornare a Milano, nella loro casa in piazza del Duomo; abitazione che si trovava accanto a quella di Filippo Turati e Anna Kuliscioff e della direzione di «Critica sociale».
Il clima in Italia era diventato tra i più difficili: l’analfabetismo era una piaga nazionale, la miseria colpiva larghi strati della popolazione, la mortalità infantile era tra le più elevate d’Europa e, di contro, Mussolini non faceva che promuovere una politica per la difesa della ‘stirpe’, contro il divorzio, l’emancipazione femminile e soprattutto il controllo delle nascite. Inoltre, nel 1938 promulgò anche le leggi antisemite.

Nel 1943, subito dopo l’occupazione nazista, l’Italia divenne teatro di massacri orrendi, persecuzioni, eccidi, torture, esecuzioni sommarie, vendette e rappresaglie e per la famiglia di Giulia, notoriamente antifascista e con familiari ebrei, rimanere sarebbe stato un vero e proprio suicidio; così decise di portare i suoi figli e i suoceri in Svizzera: si stabilirono prima a Locarno e poi a Zurigo. Mentre si trovava nel territorio elvetico, Giulia non riescì ad avere notizie di Dino, sino a quando Allen Dusen (capo della CIA) non si presentò da lei per informarla e rassicurarla che suo marito stava bene e continuava a lavorare attivamente per la causa antifascista.
Dopo la Liberazione Giulia tornò a Milano, dove si ricongiunse con Dino.

Fermamente convinta della possibilità di un miglioramento della condizione umana, per una campagna di procreazione responsabile entrò in contatto con l’International Planned Parenthood Federation - IPPF, la più grande associazione mondiale di pianificazione familiare, nata nel 1952 a Bombay, in India, con l’obiettivo di promuovere la pianificazione familiare, la procreazione responsabile, la salute fisica e mentale di genitori e figli e la ricerca nel campo della fertilità.
Nell’ottobre del 1953 Giulia Filippetti diede vita all’Associazione italiana per l’educazione demografica - AIED. Al suo fianco vi erano l’amico Antonio Fussi (conosciuto nel 1949), Rinaldo De Benedetti (scrittore e divulgatore scientifico), Dino Origlia (medico e psicologo) e Vittoria Olivetti (figlia di Adriano Olivetti). Ai quali si unirono poi Guido Tassinari e Luigi De Marchi, tenaci difensori dei diritti civili.

Pur incontrando ancora notevoli ostacoli dovuti ai provvedimenti legislativi ancora in vigore, che erano stati imposti dal ‘codice Rocco’ (il Codice penale), che vietava ogni informazione o propaganda sul controllo della natalità, nel 1964 - quando venne eletta consigliere comunale - Giulia Filippetti riuscì a imporre, anche in termini sociali, il tema dell’educazione demografica; questione che fu molto sentita da suo padre Angelo, che fece pubblicare su «Almanacco Socialista» il suo articolo sulla generazione cosciente.

Nel 1965, a seguito di divergenze tra i membri dell’AIED, l’associazione si divise in due gruppi: da una parte vi erano De Marchi e Tassinari e dall’altra Giulia, Fussi e De Benedetti, che l’anno successivo decisero di fondare il Centro educazione matrimoniale e prematrimoniale - CEMP. Tra i primi collaboratori vi furono Giovanna Bartholini (assistente sociale) e i dottori Severino Dal Bo e Leone Beltramini (che fu anche assessore alla Sanità del Comune di Milano), al quale venne affidata la presidenza del neonato centro; ai quali si unirono Giuliana Fuà (avvocato esperto in diritto di famiglia), Lyda Meregaglia, Giancarlo Coen, Matilde Finzi Bassani, Renato Amoroso (avvocato), Ambrogio Valsecchi (teologo), Walter Gualandri (genetista), Anna Tessari e Antonietta Corradini (assistentore) e tati sociali), Simone Gatti (senanti altri ne seguirono.
Nel 1967 nasce anche l’Unione italiana dei centri di educazione matrimoniale e prematrimoniale - UICEMP, che nel 1968 venne riconosciuta dall’IPPF quale membro associato e suo unico rappresentante in Italia. L’istituzione ebbe una notevole diffusione in diverse città, anche grazie all’omonimo notiziario trimestrale (il primo numero è dell’ottobre 1969) e al supporto economico dell’IPPF, che permetteva di organizzare corsi, dibattiti, convegni e di sviluppare ricerche mirate e specifiche, inerenti le terapie familiari, l’infertilità, l’educazione sessuale, la condizione infantile e l’informazione sanitaria. L’apice di questo successo fu ulteriormente suffragato nel 1971, quando la presidenza del UICEMP venne affidata al dottor Luigi Bianchi d’Espinosa, procuratore generale della Repubblica, che nel marzo del 1972 tenne una conferenza alla Biblioteca Sormani con un intervento dal titolo “Le funzioni educative e sociali dell’UICEMP nell’attuale società italiana”. Fu la prima presa di posizione pubblica di un alto magistrato e un rappresentante della Legge e dello Stato, in favore di tutte le tematiche e le battaglie sostenute da Giulia Filippetti: la pianificazione familiare, la libera sessualità, l’aborto, l’educazione sessuale, la condizione infantile e le necessarie riforme legislative.

Già socia dell’Unione Femminile nazionale, nel 1970 Giulia Filippetti entrò a far parte del Consiglio d’amministrazione. Questa collaborazione portò alla realizzazione di iniziative e sovvenzioni e, dal 1970 al 1974, alla condivisione degli spazi: l’Unione ospitò nei suoi locali di corso di Porta Nuova il centro diretto e fondato da Giulia, il CEMP, che inizialmente potè utilizzare solo una stanza offerta da una sezione del Partito socialista in via Bagutta a Milano e poi uno stabile di via Pantano 17; fino al 1974, quando il Centro si spostò nella sua sede attuale, in via Eugenio Chiesa 1 a Milano.

Collaboratrice di molte riviste, e in particolare di «Critica sociale», si ritirò dall’attività verso il 1980 e si spense a Milano il 19 gennaio 1986.

Bibliografia
Dizionario biografico delle donne lombarde 568-1968, a cura di R. Farina, Milano, Baldini & Castoldi, 1995

M. Bernardi, Giulia Filippetti ovvero cronache italiane della procreazione responsabile, Milano, Unione femminile nazionale, 2006

Sitografia
https://unionefemminile.it/giulia-filippetti-cronache-della-procreazione-responsabile/


Fondi archivistici prodotti:

Carte Giulia Filippetti in Gentili

Annalisa Bertani
15/10/2025 30/12/2025
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Come citare questa fonte. Filippetti, Giulia  in Archos Biografie [IT-BP1459]
Ultimo aggiornamento: mercoledì 30/1/2019