Alfredo
Pizzoni
M
20/02/1894, Cremona (CR), Italia
03/01/1958, Milano (MI), Italia
Coniugato
Alfredo Pizzoni (1) nasce a Cremona il 20 febbraio 1894 da Paolo Pizzoni, militare di carriera, ed Emma Fanelli; ha una sorellina, Ada, che muore in tenera età (1895 – 1899). La sua infanzia, così come i suoi studi, sono contraddistinti da frequenti trasferimenti, conseguenza della professione del padre, assegnato di stanza in diverse località della Penisola: frequenta le scuole elementari a Taranto presso l’Istituto Maria immacolata e il Regio convitto nazionale Archita, il ginnasio (1^ - 2^ - 3^ e parte della 4^) presso il Regio liceo Mamiani di Pesaro (ottobre 1903 – febbraio 1907) per concludere il ginnasio nell’a.s. 1907 – 1908 presso il Collegio maschile Cazzulani di Lodi. Negli aa.ss. 1908 – 1909/1910 – 1911 è allievo del Liceo ginnasio “Foscolo” di Pavia. In questi anni completa la sua formazione con viaggi di studio - lavoro a Zurigo (Svizzera, estate 1907), a Töll nei pressi di Merano (BZ) (estate 1908) e a Colonia (estati 1909 – 1910) dove impara il tedesco. Il francese lo impara dalla madre, che parla un francese fluente. Alfredo si diploma a 17 anni e il padre lo manda a Londra presso l’Istituto dei Salesiani di Battersea, dove impara a parlare correntemente l’inglese. La sua ottima preparazione e padronanza della lingua inglese gli permettono l’ammissione a Oxford, ma preferisce iscriversi ai corsi della London School of Economics dove studia fino al 1914, quando, all’età di 20 anni, dopo un breve soggiorno in Italia, non gli è più concesso di tornare in Inghilterra a causa della chiamata alle armi. Frequenta il corso di allievo ufficiale di complemento, prima a Firenze e, poi, a Roma. Solo al ritorno dalla guerra Alfredo potrà riprendere gli studi e laurearsi in giurisprudenza il 9 luglio 1920 presso la Regia università di Pavia, superando l’esame di Stato a Modena. All’inizio del primo conflitto mondiale Alfredo viene inquadrato come sottotenente nel VII Battaglione bersaglieri ciclisti, nella brigata comandata da Enrico Caviglia (1862 – 1945), compagno di corso e amico del padre, futuro comandante di Corpo d’armata e senatore del Regno. Il generale Caviglia sarà il testimonio di nozze di Alfredo. Nel maggio 1916 con il VII Battaglione Alfredo si trova a combattere sull’Altopiano di Asiago, dove sopravvive alla strage di Tresché Conca (VI) (23 maggio 1916), in cui i bersaglieri sono decimati dallo scoppio di un proiettile austriaco di grosso calibro. Quel che resta del battaglione di Alfredo è mandato all’assalto per riconquistare il Monte Meatta, dove viene annientato e Alfredo fatto prigioniero (24 – 25 maggio 1916) (2). Trascorrerà 13 mesi in prigionia tra il campo di Sigmundsberberg in Austria e quello di Hajmasketabor in Ungheria. La madre Emma si adopera con ogni mezzo e contatto, tramite la Segreteria vaticana e la Croce rossa internazionale, per liberare il figlio dalla prigionia. Alfredo viene liberato a seguito di uno scambio di prigionieri e rientra in Italia, via Svizzera, ai primi di luglio 1917, ricongiungendosi con la madre a Lugano. Nonostante la richiesta di tornare al fronte, Alfredo è inviato a Roma dal Comando supremo militare a studiare il danese per essere, poi, assegnato all’ambasciata a Copenaghen. Per tenerlo lontano dal fronte di guerra, temendo “qualche suo colpo di testa”, nell’ottobre 1917 il Comando supremo lo invia dapprima in Egitto a Porto Said, poi al Comando tappa del Distaccamento italiano di Palestina con la promozione a capitano, dove allaccia rapporti e conoscenze con alcuni ufficiali inglesi delle truppe occupanti. Rientra in Italia ai primi di novembre 1918, a guerra ormai finita, riprendendo gli studi. Partecipa all’impresa di Fiume raggiungendo alcuni suoi amici e compagni d’arme il 1° ottobre 1919. A Fiume Alfredo viene assegnato all’Ufficio censura, che dipende dal Comando di D’Annunzio, in ragione della sua conoscenza delle lingue francese, tedesca, inglese, spagnola e danese. I genitori convincono Alfredo a lasciare Fiume per tornare a Pavia a completare gli studi in legge. Il 2 agosto 1920 viene assunto al Credito italiano, dove rimane impiegato tutta la vita, lavorando anche nelle sedi di Trieste, Biella, Venezia e Genova per concludere la carriera dove era cominciata, cioè a Milano, come presidente dell’istituto bancario. Il 7 novembre civilmente e l’8 novembre 1922 con rito religioso si sposa con Barbara Longa, detta Niny o Ninì/Nini (1902 – 1983), figlia di Francesco Longa (detto Cecco, 1856 – 1949), originario di Arona (NO), e di Franca Sfondrini (1876 – 1966), che abitano a Milano in Foro Bonaparte 56. Barbara ha un fratello, Giuseppe Longa (detto Pippo, 1903 – 1956), amico e collaboratore di Alfredo nella lotta di Liberazione. Alfredo e Barbara avranno cinque figli: Paolo (1923 – 1978), Franca (1926 – 2026), Emma (1931 - 2025), Maria Grazia (1936) e Pietro (1944).
Fino al 1925 abitano con i genitori di Alfredo in via Montenapoleone 22 dove nasce il primo figlio. Di famiglia e convinzioni antifasciste, Alfredo rifiuta la sottoscrizione della tessera del Partito nazionale fascista, subendo controlli, trasferimenti e limitazioni nella carriera lavorativa: solo a causa della pressione della famiglia e per poter mantenere l’impiego si iscrive nel 1932 al Sindacato nazionale fascista funzionari di banca e nel 1933 al Partito nazionale fascista. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale Alfredo, che avrebbe avuto diritto all’esenzione come alto dirigente di banca e come padre di quattro figli minorenni, decide di rendersi disponibile e viene richiamato in servizio con il grado di maggiore. Assegnato al comando del XXXVI Battaglione del 12° Reggimento bersaglieri il 22 gennaio 1942 viene imbarcato sulla motonave Victoria e parte in missione da Taranto per Tripoli; il 23 gennaio1942, lungo il tragitto, la motonave è colpita da un aerosilurante inglese che ne causa, durante la notte, l'affondamento e la morte di oltre 400 uomini dei 1455 imbarcati. Dei 312 bersaglieri del battaglione 106 perdono la vita e lo stesso Alfredo, che si era speso fino all’ultimo per metterli in salvo, rimane in mare per due ore nell’acqua gelida prima dei soccorsi. In seguito, gli verrà conferita la Medaglia di bronzo al valor militare per come si era prodigato nell’organizzare l’evacuazione dei suoi uomini, privi di scialuppe o di zattere di salvataggio. Messo in aspettativa per un’operazione d’ernia contratta per gli sforzi in mare, è trasferito alla sede centrale del Credito italiano di Milano. Pizzoni non smette di preoccuparsi per le sorti del Paese, che vede avviato alla “catastrofe” militare e civile, così da sentirsi chiamato a un nuovo impegno in prima persona. Riprende a frequentare ambienti e amici antifascisti di diverso orientamento politico che, dopo la caduta del Fascismo del 25 luglio 1943, decidono di organizzarsi in un Comitato interpartitico, poi Comitato di liberazione nazionale di Milano (Cln) e, dal febbraio 1944, Cln Alta Italia (Clnai), di cui Pizzoni, per la sua indipendenza politica e per la sua caratura professionale, viene nominato presidente nella prima riunione nel settembre 1943; rimane presidente fino alla mattina del 27 aprile 1945 quando i rappresentanti dei partiti politici decidono di sollevarlo dall’incarico per sostituirlo con Rodolfo Morandi del Partito socialista di unità proletaria, conviti che, a insurrezione effettuata, il presidente del Clnai dovesse essere un militante di partito e non un indipendente come Pizzoni. Nei venti mesi di presidenza e di "cospirazione” Pizzoni non si risparmia per movimento di Liberazione, vivendo nella clandestinità e tra i pericoli. Avendo, anche, la responsabilità del Comitato finanziario riesce a procurare, per le esigenze della lotta partigiana, somme ingenti ricorrendo all’aiuto degli Alleati, delle banche e degli industriali. Per girare liberamente per tutto il nord Italia utilizza numerosi documenti falsi con i nomi di Paolo Arrigoni e Alberto Parmigiani mentre in Svizzera, durante la sua prima missione al sud, per passare in Francia diventa Charles Collins. Il suo nome di battaglia è Pietro Longhi e nei documenti ufficiali gli Alleati si rivolgono a lui con questo nome che utilizzerà anche quando firma i Protocolli di Roma e stipula la Convenzione finanziaria a Caserta. Nei documenti interni e nella corrispondenza del Clnai utilizza i nomi di Vittorio Bianchini, Paolo Felici e Melino.
Anche la sua famiglia subisce il destino di persecuzione di Alfredo: nel novembre 1944 la moglie e i figli più piccoli devono lasciare Milano per mettersi in salvo in Svizzera, dopo aver soggiornato clandestinamente a Como, dove il 3 luglio 1944 nasce il figlio Pietro; il primogenito Paolo si è, già, unito a una formazione partigiana in Valle d’Intelvi, poi sbandata e riparata in Svizzera. La figlia maggiore Franca, invece, presta servizio presso l’Ufficio del Comando volontari della libertà (Cvl) di Lugano. Anche la madre Emma Fanelli è costretta alla clandestinità perché proprietaria dell’appartamento di largo Rio de Janeiro 7 utilizzato dalla Resistenza. La necessità di un riconoscimento ufficiale del movimento di Liberazione e del ruolo del Clnai da parte del Governo del sud e degli Alleati e l’esigenza di aiuti finanziari e militari per la Resistenza rendono opportuni colloqui e accordi; Pizzoni per il Clnai compie diverse missioni in prima persona, sia in ragione del suo ruolo di presidente che della sua perfetta conoscenza della lingua inglese e competenza in questioni bancarie e finanziarie: prima missione in Svizzera (29 marzo - 5 aprile 1944, con Giovan Battista Stucchi), seconda missione in Svizzera (23 ottobre – 8 novembre 1944), prima missione al sud (10 novembre – 19 dicembre 1944, con Giancarlo Pajetta, Ferruccio Parri ed Edgardo Sogno) e seconda missione al sud (6 – 26 aprile 1946 con Giorgio Bo). Il 7 dicembre 1944, nel corso della prima missione al sud, Pizzoni, Pajetta, Parri e Sogno firmano con gli alleati i Protocolli o Accordi di Roma in cui si riconosce il ruolo ufficiale del Clnai come legittimo rappresentante del Governo italiano del sud nell’Italia occupata e in cui si definiscono le somme alleate da destinare alla Resistenza. Nel primo dopoguerra Pizzoni continua la sua opera nel Clnai, nella Commissione finanziaria, fino a giugno 1945; entra, anche, a far parte della Consulta nazionale (aprile 1945 – giugno 1946). Per conto del governo De Gasperi compie due missioni all’estero con lo scopo di favorire l’Italia nelle trattative di pace, soprattutto per quanto riguarda la questione di Trieste e dell’Istria: prima missione a Londra 27 febbraio – 29 marzo 1946 e seconda missione a Londra 9 – 21 settembre 1947. Nel dopoguerra non manca il suo impegno nella Croce rossa italiana, diventando presidente del Comitato provinciale milanese. Si attiva per la costituzione della edizione italiana di Selezione dal Reader’s Digest (l’italiana Società editrice Selezione) nata nell’agosto 1948. È tra i primi consiglieri e poi socio vitalizio della Casa della cultura di Milano, insieme, tra gli altri, ad Antonio Banfi, Giulio Einaudi, Raffaele Mattioli, Giancarlo Pajetta ed Elio Vittorini.
Oltre alla presidenza del Credito Italiano, fa parte del Consiglio d’amministrazione di diverse società. Muore a Milano, per un tumore alla gola, il 3 gennaio 1958. Per il suo contributo alla lotta di Liberazione è nominato Cavaliere di gran croce della Repubblica italiana e Cavaliere della Legion d’onore della Repubblica francese; è decorato con la Bronze Star dell’esercito americano e il Congresso degli Stati Uniti gli conferisce la Medal of Freedom, la più alta onorificenza che può essere assegnata a un civile. Tra i numerosi riconoscimenti, benemerenze, medaglie e cittadinanze onorarie si ricorda l’intitolazione di una via di Milano e l’iscrizione del suo nome nel Famedio del Cimitero monumentale.
(1) Le note biografiche qui presenti sono state reperite sia nella documentazione del fondo sia sui seguenti testi pubblicati: Pizzoni Alfredo, Alla guida del Clnai. Memorie per i figli, Torino, Giulio Einaudi editore, 1993 (scritto da Alfredo nel 1948) e Pizzoni Fanelli Emma, Ricordi. Trascritti, annotati e arricchiti da Maria Grazia e Pietro per fratelli, figli, nipoti e pronipoti. Un atto d'amore, Milano, stampato in proprio, 2022. Alcune informazioni sul ruolo di Alfredo nella Resistenza sono presenti in Giannantoni Franco, La mano degli americani sulla Resistenza ai confini tra l'Italia e la Svizzera, Varese, Arterigere - Chiarotto editore, 2006, pagg. 261 – 262, nota 63. Spesso nei carteggi familiari Alfredo Pizzoni è denominato Pippa o Pipa. Alcune informazioni biografiche sono state fornite da Pietro Pizzoni.
(2) Per il valoroso comportamento tenuto nei combattimenti ad Alfredo è riconosciuta la Medaglia d’argento al valor militare. Saranno numerosi i riconoscimenti, le medaglie e le concessioni di cittadinanza ad Alfredo Pizzoni, anche connesse con la sua partecipazione alla Seconda guerra mondiale e al movimento della Resistenza. Per l’esaustivo elenco delle decorazioni si rimanda a Pizzoni Fanelli Emma, Ricordi […], op. cit., pag. 62.