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Fascicolo: Processo contro Rosso Silvio (RG. N. 79/1946)

C00/00962/01/02/00094
Processo contro Rosso Silvio (RG. N. 79/1946)
Processo contro Rosso Silvio (RG. N. 79/1946)

Organo giudicante: Corte d’Assise di Torino – Sez. 3ª Speciale
- Presidente: Dott. Nello Naldini
- Giudici popolari: Carlo Bossola, Carlo Tedeschi, Mario Sosio De Rosa, Remo Rosa

Procura del Re di Torino: PM: Dott. Giovanni Durando

Imputati:
n. 1 Silvio Rosso

Parti lese:
1 (1 uomo); tipologia (status): 1 partigiano: Ettore Minetto.

Principali fatti contestati nel processo:
- Data e luogo del fatto: dall’8 settembre 1943 alla Liberazione, provincia di Torino (fatti specifici 21.06.1944, Rivalba (TO))
- Tipologia: collaborazionismo politico, rastrellamento, uccisione di partigiani
- Descrizione sintetica: accusato di collaborazionismo politico per essere stato segretario politico del fascio di Rivalba e in seguito membro della Gnr e della BN, e per avere favorito i disegni politici del tedesco invasore collaborando ad azioni di polizia dei fascisti; in particolare per avere il 21 giugno 1944 a Rivalba avuto l’iniziativa di un rastrellamento compiuto da militi fascisti al comando di Alessandro Marcacci in cui è stato catturato e ucciso il partigiano Ettore Minetto.

Denuncia:
- Tipologia: collettiva
- Data: 28.05.1945
- Autorità ricevente: Questura di Torino
- Nominativo / Autorità denunciante: III distaccamento Arditi Brigata Tanaro del Corpo volontari della libertà, Polizia del popolo
- Tipologia denunciante: partigiani
- Sintesi denuncia: dalle dichiarazioni dei partigiani Marco Matiuzza e Sebastiano Tardito e dei civili Emma Baucero e famiglia Corio, tutti di Rivalba, risulta che il 26.06.1944 Silvio Rosso ha fatto intervenire i fascisti della Rsi a Rivalba dove si trovavano tre partigiani. Nell’azione fascista uno dei tre partigiani è stato catturato e ucciso e gli altri due sono rimasti feriti. Rosso e i suoi familiari sono fuggiti dal paese sul camion della BN. Rosso è stato arrestato dalla stessa BN per commercio illecito di sterline, ma è stato rilasciato al momento della Liberazione, divenendo latitante. Il III distaccamento Arditi della Brigata Tanaro con funzioni di Polizia del popolo lo ha arrestato e chiede alla Questura di proseguire le indagini su di lui, trattenendolo in arresto. Chiede inoltre di poter tradurre a Torino da Bardonecchia, dove è agli arresti, il fascista Arturo Romano di Rivalba coinvolto nei fatti per farlo rispondere del suo operato e per avere informazioni su Rosso.

- Tipologia: collettiva
- Data: 16.05.1945
- Autorità ricevente: Procura del Re di Torino
- Nominativo / Autorità denunciante: Questura di Torino
- Tipologia denunciante: autorità italiana
- Sintesi denuncia: Rosso è denunciato in base alla denuncia e all’arresto da parte della polizia partigiana per iscrizione al Pfr e appartenenza alla BN. Allegati alla denuncia il fascicolo degli atti precedenti riguardanti Rosso (per arresto effettuato dai fascisti per usurpazione di titoli in base al quale Rosso si trovava in carcere uscendone nei giorni della Liberazione), la denuncia del III distaccamento Arditi e una dichiarazione di Ermanno Rocco.

Arresto:
- Data e luogo arresto: 26.05.1945
- Autorità procedente: III distaccamento Arditi Brigata Tanaro del Corpo volontari della libertà, Polizia del popolo.

Imputazioni: collaborazionismo politico art. 58 cpmg

Descrizione: accusato di collaborazionismo politico per essere stato segretario politico del fascio di Rivalba e in seguito membro della Gnr e della BN, e per avere favorito i disegni politici del tedesco invasore collaborando ad azioni di polizia dei fascisti; in particolare per avere il 21 giugno 1944 a Rivalba avuto l’iniziativa di un rastrellamento compiuto da militi fascisti al comando di Alessandro Marcacci in cui è stato catturato e ucciso il partigiano Ettore Minetto.

Posizione processuale: detenuto, costituito in giudizio

Difesa: Avv. Carlo Rango D’Aragona (di fiducia)

Esito della sentenza:
- Condanna: riconosciuto colpevole del reato di collaborazionismo politico (art. 58 cpmg) e condannato a pena detentiva di 6 anni e 8 mesi.

- Sanzioni accessorie: interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale durante l’espiazione della pena, confisca dei beni.

- Attenuanti: attenuanti generiche ex art. 62 bis cp.

- Motivazioni della sentenza: la Corte ritiene che Rosso abbia telefonato alla Federazione del Pfr di Torino chiedendo che intervenissero dei militi armati contro i partigiani presenti a Rivalba (avrebbe infatti potuto chiedere un mezzo civile per portare via i suoi familiari dal paese) e che abbia indicato dove si trovavano i partigiani, partecipando in questo modo indirettamente alla loro cattura che è culminata nell’uccisione di Minetto. In questo modo Rosso ha dimostrato il suo intendimento di contrastare i partigiani. Peraltro il pericolo rappresentato dai partigiani per Rosso e la sua famiglia non era imminente, perché i partigiani erano in paese da diverse ore e avevano chiesto di lui, ma non minacciato né commesso atti ostili. Rosso ha agito in dipendenza della carica ricoperta e delle sue convinzioni di vedere affermata l’autorità della Rsi e in questo modo ha dato un vantaggio ai tedeschi invasori che sullo «pseudo-governo» della Rsi si appoggiavano per riuscire a sottomettere il territorio occupato più facilmente e con minore dispendio di forze. Dalla deposizione della teste Fasano è emerso inoltre che anche in altre occasioni Rosso era in stretto contatto con le autorità provinciali fasciste e ha operato per favorire la Rsi e eliminare ciò che le era contrario (episodio Varetto). Il fatto che Rosso abbia dichiarato di aver cercato di allontanarsi dalla BN una volta rientrato a Torino, non è rilevante perché è una «resipiscienza tardiva» di cui si può tenere conto nell’infliggere la pena ma non per sollevare Rosso dalle sue responsabilità. Lo stesso vale per i fatti citati dai testimoni a difesa secondo cui Rosso si interessò per la sorte di conoscenti e parenti, poiché per la Corte lo fece in virtù dei legami con loro. Quanto al caso di Ermanno Rocco non è chiaro se Rosso lo aiutò perché lo conosceva, frequentando i due lo stesso locale, e se fosse certo che era partigiano. A Rosso possono essere concesse le attenuanti generiche per la limitata collaborazione, perché il 21 giugno 1944 a Rivalba ha evitato l’incendio dell’abitazione di Corio e per il ravvedimento tardivo e parziale. Le attenuanti ex art. 114 cp non possono essere concesse perché i reati ascritti a Rosso comportano il concorso di più di cinque persone e perché la sua collaborazione non è di minima importanza essendo stato lui a provocare l’intervento dei militi che ha portato alla morte di Minetto. Considerati i buoni precedenti e le attenuanti generiche si passa da una pena di 10 anni a quella di 6 anni e 8 mesi.

Impugnazioni/Giudizio di rinvio:
- Ricorso avanti Corte di Cassazione di Roma
Data: 26.05.1946
Promosso da: Silvio Rosso, Avv. Carlo Rango D’Aragona, Ippolito Peverati (di fiducia)
- Sintesi dei motivi di impugnazione:
Violazione art. 475 cpp in relazione all’art. 58 cmpg: non sono state raggiunte le prove che a causare l’arresto di Varetto sia stato Rosso; lo si è semplicemente dedotto dalla deposizione della teste Fasano a cui Rosso chiese perché Varetto avesse una pistola senza aggiungere alcun commento; l’arresto di Varetto è avvenuto tempo dopo questo dialogo tra l’imputato e la testimone. Varetto ha dichiarato peraltro di non aver avuto problemi causati da Rosso e non ha fatto riferimento a sue responsabilità nella cattura. Il caso di Varetto non è infatti citato nel capo di imputazione. Non ci sono prove inoltre che Rosso abbia segnalato partigiani e favoreggiatori di Rivalba dove si trovava sfollato essendo distrutta la sua casa a Torino. Quanto al caso di Minetto, è vero che Rosso telefonò alla Federazione fascista a Torino alle 19:30, ma non può essere stata questa telefonata a determinare l’arrivo dei militi di Marcacci da via Asti perché i fascisti arrivarono a Rivalba, distante più di 20 km da Torino, alle 20, 20:15, cioè troppo presto rispetto alla telefonata di Rosso. La Federazione o via Asti dovevano già sapere della presenza a Rivalba dei partigiani; la stessa madre di Minetto ha dichiarato che a chiamare fu un altro fascista presente a Rivalba e non Rosso. Rosso telefonò per avere un mezzo con cui riportare a Torino la sua famiglia su cui incombeva il pericolo dei partigiani che avevano chiesto di lui. Era disarmato e non ci sono testimoni che abbiano detto che fu visto partecipare al rastrellamento. Non è responsabile del rastrellamento e della morte di Minetto. Rosso non telefonò per contrastare i partigiani con la volontà di aiutare i tedeschi a perseguire i loro fini; inoltre si tratta di un unico episodio e il caso di Varetto per cui Rosso non ha responsabilità è stato aggiunto dalla Corte per dimostrare che Rosso voleva aiutare il nemico invasore.
Violazione art. 475 cpp in relazione all’art. 114 cp: a Rosso spettavano le attenuanti ex art. 114 perché telefonò per proteggere sé stesso e i suoi familiari, non partecipò al rastrellamento, contribuì a diminuire le conseguenze del comportamento della squadra di Marcacci e lasciò Rivalba immediatamente, e rientrato a Torino aiutò i partigiani. La Corte avrebbe dovuto tenere conto di questo e infliggere una pena più leggera.

Esecuzione della pena:
- Carcerazione preventiva: dal 26.05.1945 al 24.05.1946

- Pena: dal 24.05.1946 al 09.07.1946
Durata prevista della detenzione: 6 anni e 8 mesi
Durata effettiva della detenzione: 1 mese e 15 giorni

- Provvedimenti di clemenza: amnistia Togliatti.
24/05/1946
Collocazione archivistica del fascicolo processuale: ASTO, Sezioni Riunite, Corte d’Assise di Torino - Sezione Speciale, Fascicoli processuali, mazzo 253. Collocazione archivistica in Istoreto: fondo "Sentenze della magistratura piemontese (1945-1960)".

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Relazioni con altri documenti e biografie




Mira Roberta 29/09/2023
Colombini Chiara 29/09/2023
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Come citare questa fonte. Processo contro Rosso Silvio (RG. N. 79/1946)  in Archivio Istoreto, fondo Processi Corti d'Assise Straordinarie del Piemonte e della Valle d'Aosta [IT-C00-FA18560]
Ultimo aggiornamento: sabato 19/12/2020